Il romanzo

Un padre, medico, sottrae alle cure ospedaliere il proprio figlio, piccolo, amatissimo e gravemente malato, portandolo con sé in un luogo caro alla sua infanzia, un casolare in campagna. In questa ambientazione a tratti bucolica, a tratti dura, il padre disperato si prende cura del piccolo, divenuto vegetale e privo di speranze di guarigione. Scopo di tale “fuga” è ottenere una miracolosa guarigione del figlio, attraverso la costruzione di una piccola chiesa di pietre, da erigersi con la sola forza delle mani paterne. Il racconto, incentrato sul gravissimo dolore del genitore e sulla sua disperazione (generata da una consapevole impotenza), diviene occasione per numerose dissertazioni filosofiche circa la fede, il dolore, la speranza, la redenzione dell’uomo, l’amore paterno, la sofferenza umana nella solitudine.

Ma la sua allucinata solitudine viene minacciata da una presenza maligna che, incarnatasi nell'aspetto di un bambino vagamente somigliante proprio al figlio, lo incita a porre fine a ogni sofferenza e negare Dio e la preghiera.

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